COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DELLA RSI
Cari camerati,
scrivo solo poche righe non per relazionare quel che abbiamo fatto il 25 Aprile, ma per raccontarvi quello che ho io, come sicuramente molti di noi, ho provato in quei brevi istanti di emozione.
Era la mia prima commemorazione, e mai avevo marciato fra le lapidi dei miei Caduti.
Forse un poco ero smarrito. Guardandomi "da fuori"non so cosa avrei visto. ma ciò che ho sentito dentro aveva una forza inspiegabile.
Ero davanti ad almeno un centinaio di lapidi, e pensavo che sotto la terra avrei potuto esserci io, se solo fossi nato circa un centinaio di anni prima. erano tutti uomini come me, come voi.
Tutti, come me e come noi, credevano e credono (perché son certo che non sono morti...) in un'Idea che aveva riscattato l'Italia, che aveva dato maggior dignità al lavoro, che aveva servito e avuto a cuore la causa della povera gente. io e loro crediamo nelle stesse cose. e loro, per difenderle, sono arrivati all'estremo sacrificio.
Ma il loro obbiettivo è anche il mio. stessa Idea, stessa ideologia, stessa passione, stesso desiderio... saprei condividerne la stessa sorte?
Ed ecco che, da quell'istante, sento il peso delle mie responsabilità... potrò mai più non fare qualcosa per il Fascismo ora che ho visto i suoi figli, i miei fratelli, Caduti? Potrò mai più non agire, non impegnarmi, dopo avere guardato in foto i visi di quei giovani camerati che hanno dato la vita per l'onore d'Italia?
incredibilmente, inaspettatamente, per la prima volta da quando mi ritengo Fascista, mi sono reso conto di cosa vuol dire essere Fascista oggi. Essere disposto all'estremo sacrificio, ogni giorno; e non per disprezzo della vita, non per sprezzo del pericolo, ma per rispetto di chi per la mia Idea ha dato la vita... furono molti, giovani, sposati, fidanzati come me, padri di famiglia, figli, lavoratori, sognatori, ideologi, guerrieri, tutti con la propria vita, come me, come noi, ed in comune tra loro avevano tutti il coraggio che rende Eroi, l'Idea che rende nobili.
Camerati, al cospetto di quei giganti della storia, io ho capito... ho capito che per rispetto del loro sacrificio, delle loro vite, dei loro sogni, del loro impegno e delle paure che umanamente di fronte alla morte possono aver provato... io non posso indietreggiare neanche un metro, io devo essere all'altezza del loro sogno, per portarne il peso e le responsabilità fin dentro la mia tomba, nel profondo del mio cuore.
Per i Caduti della RSI, per il Duce, per i miei camerati, per l'Italia, non si indietreggia neanche un metro!! così sia!! Dio li abbia con sé, in quel luogo che riserva agli Eroi, a coloro che danno la vita perché sia salva quella dei loro fratelli, a coloro che col loro sangue han dissetato l'avida morte perché stia lontana dalla loro Patria... a chi col fucile in mano ha detto: "il piede invasore non calpesterà impunito la terra che i miei avi han coltivato!"
Gian Franco Tesauro
Federale Regionale del MFL
Aggiungo solo due parole al resoconto del Camerata Gian Franco poiché penso che ben renda l'idea dell'indescrivibile turbine emotivo che attraversa le menti di fronte all'eroicità di certi uomini.
Vorrei che ci soffermassimo un attimo ad analizzare queste emozioni che, per quanto mi riguarda, sono assai particolari esse raggiungono la massima intensità nel momento in cui viene gridato il presente, quel presente che va oltre l'essere tradizione, che va oltre l'essere una maniera di ricordare e di onorare.
Durante queste cerimonie c'è chi, come me e come spero tanti altri, avverte un cambiamento nella percezione della realtà circostante, man mano che quell'istante si avvicina tutto il resto diventa più piccolo, più insignificante, con quanta umiltà bisogna affacciarsi su quella distesa di croci?
All'improvviso ci si ritrova isolati dai concetti di "spazio" e di "tempo" ed è una sensazione meravigliosa, in un istante e per un istante ci si sente parte di qualcosa di più grande e di più alto, di un disegno talmente vasto e magnifico da risultare di difficile comprensione.
Nel momento in cui il presente è gridato confluisce nella mia mente un'energia vitale dall'incredibile colorazione, essa è rossa come il fuoco che sento ardere nel petto, nera come il mio cuore, e bianca come la purezza con cui voglio servire l'Idea. E' un energia vitale ma drammatica, vitale perché porta con sé un incredibile voglia di lottare ed una bellissima voglia di fare sempre di più per meritarsi l'onore di essere considerato un continuatore dell'ideale Fascista ed è nel contempo drammatica perché scaraventa con violenza nelle menti le immagini ed i ricordi di migliaia e migliaia di Italiani tra cui moltissimi ragazzi che scelsero la strada dell'Onore seppure questa, in molti casi, significò per loro la morte o in ogni caso grandi sacrifici e grande sofferenza.
In mezzo a questa tempesta di sensazioni e di percezioni non ho potuto nascondere un velo di commozione dovuta ad una non ben definito miscuglio di rabbia, nostalgia, voglia di riscatto, dolore.
Ora è bene che io smetta con questi discorsi, la battaglia ci attende e come sempre è nostro dovere renderci degni di continuare l'opera di tutti i Camerati che hanno servito l'ideale Fascista.
Emanuele Garziera
