LETTERA AL DIRETTORE DELLA RIVISTA "FOCUS STORIA"
Direttore,
mi presento: mi chiamo Gian Franco Tesauro, e sono il Federale Regionale della Lombardia del Movimento Fascismo e Libertà.
Il partito che in Lombardia rappresento costituisce la normale evoluzione del Fascismo Italiano e Repubblicano, avendo noi ereditato gli insegnamenti e i Valori della Repubblica Sociale, pur mantenendoci al di fuori del caso previsto dalla XII Disposizione Transitoria della Costituzione Italiana riguardante la Ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista.
Scrivo perché proprio oggi ho acquistato il numero 3 di Focus Storia incuriosito dai temi trattati: il Fascismo lo "conosciamo" per come ce lo fanno conoscere i libri di storia, più o meno manipolati e controllati. Ma pochi hanno avuto cura di parlare del fascismo per i suoi connotati più vicini alla vita vissuta e reale degli italiani del suo tempo. Soprattutto, ho trovato curiosi gli interrogativi sapientemente proposti in copertina. E' con questa curiosità che ho deciso di leggere il numero 3 di Focus Storia.
Ma mi è bastato leggere poche righe per restare deluso e comprendere che, come da 60 anni a questa parte, eppure cercando di mascherare ciò dietro l'alibi della "visione distaccata e incondizionata da ideologie di parte", si parla nuovamente del fascismo come di una disprezzabile e paradossale parentesi teatrale della vita italiana.
Mi è bastato leggere poche righe per capire che, come al solito, si è lasciato che l'indottrinamento antifascista antico di 60 anni guidasse l'interpretazione di ciò che non può essere decontestualizzato.
Ormai noi fascisti siamo poco sensibili alle menzogne sul fascismo, evidentemente abbiamo dovuto "abituarci" per non incorrere nel rischio di farci cogliere da una rabbia improvvisa ogni volta che un qualche nuovo indottrinatore lancia sentenze menzognere.ed infatti avrei letto con normale interesse e nient'altro la vostra proposta editoriale. Ed invece, se oggi mi trovo qui a scrivere, è perché una grave provocazione è stata lanciata dalla sua penna, e qui di seguito cito le parole che pesantemente incrimino, indignato e offeso: "Fare capire a chi ancora si dichiara fascista quanto sia soprattutto ridicolo farlo." Ecco ciò che ha avuto il coraggio di scrivere (anche se la parola coraggio è più appropriata per parlare di un pregio che non di un incauto, arrogante e spregiudicato affronto).
Allora mi faccia capire Direttore; devo forse ritenermi ridicolo, e ridicoli quanto me i fascisti che conosco, per il semplice fatto di essere fascista?
E'sempre solito generalizzare così e sparare sentenze all'aria come fossero sementi per campi? Allora mi permetta di farle i miei complimenti per la professionalità e competenza.
Evidentemente lei appartiene a quella folta schiera indottrinata dalla propaganda antifascista della prima Repubblica, né più né meno, ma molto più di altri merita di essere biasimato, perché l'enorme compito della informazione non può essere delegato a personaggi come lei, caro Direttore.
O se le è stato delegato da altri il compito di creare "cultura e informazione" sarebbe opportuno farlo con quei requisiti propri di ogni buon lavoratore: serietà e competenza.
Hanno però le sue testate il privilegio di riservare un piccolo spazio alle doverose correzioni nei contenuti che possono essere necessarie qualora sia sfuggita qualche inesattezza su quanto scritto nei numeri precedenti. Se permette le do una mano.
Si parla del fascismo come di un bizzarro passaggio della storia d'Italia, dimenticando ch'esso storicamente fu il rimedio sociale ad alcuni problemi che attanagliavano l'Italia dei primi del '900.
Tutta la penisola era scossa dalle violenze del biennio rosso, con le quali si intendeva importare la rivoluzione bolscevica della Russia. Oggi, e forse neanche adeguatamente, abbiamo concezione di ciò che il fascismo con la propria dura opposizione (anche violenta, giacché da tempi immemori l'uomo ha per natura reagire alla violenza con la violenza) riuscì ad evitare contrastando il comunismo, a costo di parecchie vite. L'Italia dei Fasci di Combattimento era una Patria senza guida, afflitta dall'imperdonabile errore d'aver cambiato numerosi governi nel giro di pochissimi mesi. Una Patria allo sbando, dove ogni processo produttivo che avrebbe potuto risollevare le sorti della nazione era bloccato da continui scioperi.
Una Patria stuprata dai trattati di pace coi quali si chiuse l'avventura del primo conflitto mondiale. Una Italia popolata da analfabeti, poveri, malati, afflitti, schiacciati dal lavoro e offesi nella dignità da migliaia di ingiustizie, soprattutto sociali, incontrastate.
Ecco il contesto nel quale nacque il fascismo. E chi ha professionalità e correttezza d'intenti sa che nel parlare del fascismo non si può omettere la grave crisi storica che ne costrinse la nascita. La sinergia di questi principali fattori appena elencati, più altri di minore ma rilevante importanza, lasciarono intravedere agli accorti (quali Mussolini dimostrò di essere) il pericolo concreto della povertà materiale, politica, morale e culturale della Patria.
Ecco che il fascismo si offrì come cura per la Patria afflitta. Al Re dunque il merito d'aver compreso che le sorti della Patria dovevano essere sollevate da una rivoluzione, non come quella bolscevica che la bloccava, ma come quella fascista che ne tutelava la maggiore gloria e ne aspirava la riscossa politica, culturale, morale e sociale.
In questo contesto nacque il fascismo, contesto tutt'altro che ridicolo. E chi comprende oggi la necessità impellente per il fascismo di emergere e proteggere la Patria nel 1922, merita di sentirsi dire da lei che è ridicolo.
Se ciò le suscita ilarità allora troverà i libri di Storia più stimolanti delle barzellette.
Tra gli altri errori della rivista da lei diretta non posso non fare notare delle madornali omissioni, in particolare riguardanti la propaganda finalizzata al consolidamento del Regime e della immagine del suo Duce.
Si parla della censura, dei manifesti e volantini, delle trasmissioni radiofoniche e delle opere. Ma si dimentica di dire che al fascismo va il merito storico di essere andato dove il popolo lo voleva: quando il popolo chiese la gloria che già avevano ottenuto le plutocrazie d'Europa, allora il fascismo gli diede l'Impero; quando il popolo volle il lavoro, il Regime bonificò le paludi e ne fece terreni fertili che diede in usufrutto perenne ai braccianti che ne anelavano la proprietà; quando il popolo volle maggiore difesa dagli stermini delle malattie il fascismo diede assistenza sanitaria gratuita e assicurazioni obbligatorie; quando gli italiani vollero giustizia sociale il fascismo donò il corporativismo prima e la socializzazione poi, riservando ai lavoratori il diritto e il privilegio di sedere in ciò che oggi è chiamato consiglio di amministrazione delle società, al fine di poter provvedere personalmente alla tutela del Lavoro come mezzo principale della produzione (al posto della lotta di classe Mussolini, con grande merito, parlò per primo della collaborazione di classe, dove il capitale è al servizio del lavoro, e non viceversa. Anche da ciò non si può prescindere per una corretta analisi del fenomeno fascista: anche in questo stanno le basi del vergognoso odio del mondo capitalista e plutocrate verso i fascisti e il fascismo); quando il popolo volle la presenza e la tutela dallo Stato il fascismo diede vita al più complesso apparato sociale dei suoi tempi (assicurazione invalidità e vecchiaia, assicurazione contro la disoccupazione, assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, INPS, INAIL, assegni familiari, cassa integrazione, assicurazione contro le malattie professionali, settimana lavorativa di 40 ore, esenzione tributaria per le famiglie numerose, case popolari, mense per i poveri...e la lista sarebbe ancora lunga) e dichiarò guerra alla mafia, traditrice della Patria e pericolo per la Giustizia.
Quando un governo dona tutte queste cose ad un popolo affamato, allora si fa poco caso se ad una elezione non si aveva da votare nient'altro che la lista fascista. Se la vita è fatta di priorità, il popolo italiano del ventennio ben comprese quali fossero le sue esigenze primarie, e lo dimostrò dando il suo appoggio incondizionato al fascismo che pure aveva eliminato la libertà di stampa, censurato l'informazione e nascosto i malesseri del suo tempo. Quando è in gioco la sopravvivenza fisica, votare è diritto di poco conto. Gli italiani di allora, analfabeti, lo compresero: gli italiani di oggi, con le pance gonfie e istruiti, ancora si appellano a ciò che nient'altro è che un dettaglio al cospetto di ciò che è l'essenza del fascismo: la tutela e la difesa della Patria, degli Italiani, della vita, della infanzia, della madre, della spiritualità di un popolo, del lavoro, del diritto, della giustizia, della pace sociale, dell' anziano, del bisognoso, della religione, della genio italico, della suprema volontà d'indipendenza.
Questi furono i più grandi strumenti di propaganda del fascismo: in una Italia dove molti facevano fatica a mangiare, Mussolini offrì uno Stato Sociale complesso e all'avanguardia. Lo fece a costo di alcune libertà, è vero, ma per il fine supremo della tutela del diritto alla vita. Invece di contare i suoi morti, strumentalizzati, perché non contare le vite salvate? Di quelli per esempio che furono curati dalla malattie o che, meglio ancora, non le hanno contratte. O di quelli che con poche lire potevano avere un pasto caldo e un tetto sulla testa, invece che il cielo piovente e il mortale freddo dell'inverno. Perché non contare le vite di quegli infanti sottratti alla crudeltà dell'abbandono? E soprattutto, chi prima del fascismo guardò con amorevole cura ai figli d'Italia deboli, infermi, ammalati, sfruttati e ignorati?
Con quanta parziale visione si parla ancora a distanza di 60 anni del fascismo.e la colpa, caro direttore, è anche sua.
Davvero crede che la difesa di questa inestimabile eredità sia ridicola? Io mi dichiaro fascista perché sono gelosissimo nel rivendicare il valore della eredità sociale che il fascismo ha lasciato anche a chi lo appese per i piedi perché fosse offeso.
Mi crede ridicolo? E ridicoli erano anche gli Eroi che caddero per difendere l'onore di una Patria traditrice? Sa quanto costò agli "alleati" il tradimento dell'Italia (non in termini di vite umane)? Tra il dicembre 1944 e l'aprile 1945 gli angloamericani si impegnarono a depositare ogni mese, presso il Credito Italiano e la Banca Commerciale a Roma, 10 milioni di euro (20 miliardi di vecchie lire) per il finanziamento del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Questo in cambio del disonore: nel settembre 1944 il CLNAI firmò (anche per mano di Ferruccio Parri) un accordo con il quale si impegnava verso gli angloamericani, dopo che il paese fosse stato liberato, a "eseguire qualsiasi ordine, compresi gli ordini di scioglimento e consegna delle armi" (anche se l'ordine di consegna delle armi mai fu eseguito, e forse richiesto: è con certezza storica che oggi i libri scrivono che le armi impugnate dapprima dai partigiani finirono nelle mani del primo nucleo delle Brigate Rosse).
Sostanzialmente la Patria fu venduta per 100 miliardi di lire da circa 200.000 partigiani (dato storico ufficiale). Se queste sono le premesse per la repubblica e la democrazia, allora Tangentopoli (ovvero l'arte della corruzione) ha nella resistenza il proprio "onorevole" antenato.
Ed io sarei ridicolo ad essere fascista.
Finché lei e i suoi colleghi continuerete a parlare del fascismo con tanta parzialità e soprattutto poco rispetto senza neanche tentare una indagine rispettosa quantomeno delle realtà storiche se non degli uomini mossi da un Ideale, allora sarete condannati per sempre alla "stitichezza impotente dell'animale dannato a rader la terra", lontani anni luce dalla "esuberanza di un intelletto che si sente forte per tentare i voli dell'aquila nelle regioni del pensiero", tanto per utilizzare una espressione del Duce del quale cercate di infangare l'immagine. Indottrinati, ecco cosa siete, se non vi chiedete se esista altra realtà diversa da quella che vi han fatto trangugiare avidamente da sessanta anni a questa parte.
Se il tempo è galantuomo e vuole che la verità emerga sempre, allora si eviti il disonore di affogare: perché mai come oggi è stato provato che il riso abbonda sulla bocca degli stolti. Ma se i fascisti son ridicoli per lei, rida pure. Ma verrà il giorno in cui l'Italia dovrà fare i conti con la Storia vera e in quel giorno crolleranno migliaia di castelli di carta, l'ultimo baluardo dell'antifascismo. Castelli dietro i quali molti si riparano, moltissimi, tutti ridenti. Ridenti come lei, caro direttore.
Gian Franco Tesauro
Federale Regionale della Lombardia
Movimento Fascismo e Libertà
